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Spear of Destiny


Scritto il: 21 Marzo 2021
Autore: MastersOfFlorenceGdr

Voto: 2


Lancia del Destino


La Lancia Sacra o Lancia del Destino, conosciuta anche come Lancia di Longino. è identificata, in ambiente cristiano e romano, come la lancia del legionario che trafisse il corpo di Cristo per accertarsi della morte.
Ve ne sono molte parti, alcune volte assimilabili con la Lancia del Longino. Cristiana è la connotazione che ebbe da parte degli imperatori, come simbolo dell’invincibilità di chi la possedeva, quale rappresentante di Cristo sulla terra. Nel tempo, quella che sembrava essere una storia semplice, si è rivelata una cosa reale.

Dalla Bibbia
Assente nei racconti dei vangeli sinottici, la lancia è menzionata solo nel Vangelo secondo Giovanni (19:31-37), in cui si racconta che, durante la crocefissione di Gesù, poiché sabato sera agli Ebrei è iniziata una rigida celebrazione del Sabbath, i loro sacerdoti chiesero a Pilato di spezzare le gambe del Crocifisso per morire presto e non lasciare i corpi in croce in una giornata così importante per gli ebrei.
I soldati romani intendevano praticargli il crurifragium, la tipica rottura delle gambe del condannato che ne accelerava la morte. Una volta pronunciato il comando, i soldati mutilarono gli arti dei due ladroni crocifissi con Gesù. Tuttavia prima di procedere all’ultimo, si accorsero che Gesù era morto e che quindi il crurifragium era inutile, ma, per accertarsi che fosse deceduto, un soldato, Quinto Cassio Longino, lo colpì con una lancia.

Storia
Una delle prime menzioni di una reliquia conservata come la Sacra Lancia è nel racconto del pellegrino Antonino da Piacenza, circa 570, forse anche mezzo secolo prima, che descrisse i luoghi santi di Gerusalemme, dove vide nella basilica del Monte Sion "la corona di spine con quale fu incoronato Nostro Signore e la lancia con la quale fu colpito al fianco". La presunta presenza a Gerusalemme della reliquia è attestata mezzo secolo prima da Cassiodoro (c. 485–585) e da Gregorio di Tours (c. 538–594).
Nel 615, Gerusalemme fu catturata dalle forze persiane del re Khosrau II (Cosroe II); secondo il Chronicon paschale, la punta in ferro della lancia, spezzata, fu consegnata quello stesso anno a Niceta, che la portò a Costantinopoli e la depose in Hagia Sophia, e più tardi nella chiesa della Vergine del Pharos.
Da allora, appare regolarmente nel corso della storia, i barbari guerrieri del Nord Europa.
Il generale Charles Martel, soprannominato Martello di Dio, pare l’aveva quando voleva imporre la fede cristiana in tutta l’Europa occidentale dopo aver sconfitto gli arabi a Poitiers nel 733. Poi rimasero reliquie franchi, che erano convinti che avesse rafforzato il dominio militare, al regno di Carlo Magno (742 - 814), primo imperatore del Sacro Romano Impero all’inizio del IX secolo.
Liutprando di Cremona, nella sua Antapodosis, riferisce che la lancia era stata donata dal conte Sansone al proprio re d’Italia Rodolfo II di Borgogna (888 - 937).
Essa venne a sua volta donata da Rodolfo a Enrico I l’Uccellatore (876 - 936), attorno al 925; Enrico venne a sapere che in essa erano incastonate i quattro chiodi della Santa Croce, disposte a forma di croce, e la volle per sé. Dapprima mandò dei messaggeri chiedendo di vendergli la lancia, ma Rodolfo rifiutò l’offerta. Enrico passò quindi alle minacce giurando di devastare il suo regno: Rodolfo quindi accettò e consegnò personalmente la lancia ad Enrico; questo gli donò quindi dell’oro e dell’argento un una parte rilevante del ducato di Svevia.
La dinastia carolingia assicurò la fondazione con le lance. In quarantasette campagne vittoriose, non l’ha mai lasciato, Carlo Magno. Ma lo perse per errore, tornando dalla sua ultima battaglia, morendo nei giorni successivi.
Nel X secolo, il gli imperatori del Sacro Romano Impero entrarono in possesso della lancia, secondo fonti, del tempo di Ottone I (912 - 973). Tra di questi vi era Massimiano, Costanzo Cloro, Costantino e Teodosio.
Nell’anno 1000, quando Ottone III (980 - 1002) fece omaggio delle copie ai re di Polonia ed Ungheria, Boleslaw I di Polonia una replica della Sacra Lancia al Congresso di Gniezno. Ne fece prendere del materiale, per trasmettere parte della forza della Lancia anche alle copie, ed è stata inserita anche una riproduzione della spina. Ed è forse in quest’occasione che avvenne la rottura "ufficiale" della lancia o perlopiù la giustificazione del perché lo fosse.

La parte Francese
Questa punta di lancia, parte di quella di Gerusalemme, fu inserita in una icona e, nel 1244, fu data dall’Imperatore latino di Costantinopoli, Baldovino II (1217 - 1273), al re Luigi IX di Francia (1214 - 1270), che la collocò, assieme alla sua reliquia della corona di spine, nella Sainte-Chapelle di Parigi.
Durante la Rivoluzione francese le reliquie furono trasportate alla Bibliothèque Nationale de France, per poi scomparire, forse andò distrutta.

La parte di Lancia Papale
Per quanto riguarda la parte più grande della lancia, Arculpus affermò di averla vista nella chiesa del Santo Sepolcro intorno al 670 a Gerusalemme, ma per il resto non se ne parla dopo il sacco nel 615. Alcuni sostengono che la reliquia più grande fosse stata trasportata a Costantinopoli nell’VIII secolo, forse contemporaneamente alla Corona di spine. In questo momento grandi dubbi sulla sua autenticità si sentirono a Roma, a causa della presenza di altre lance rivali a Parigi, il punto che era stato separato dalla lancia), quella viennese e quella armena.
Nel 1492 il sultano Bajazeth regalò a papa Innocenzo VIII (Giovanni Battista Cybo) parte di una Lancia che qualificò espressamente come Lancia, conquistata, si disse, a Costantinopoli nel 1453, per incoraggiare il papa a continuare a mantenere suo fratello e rivale Zizim, prigioniero. Quest’ultima, identificata con la parte inferiore della reliquia di Luigi IX, detta "lancia papale" è oggi ancora custodita a San Pietro in Vaticano.
A metà del 1700, Benedetto XIV affermò di aver ottenuto da Parigi un disegno esatto della punta della lancia e che confrontandolo con la reliquia più grande di San Pietro, era soddisfatto che i due avessero originariamente formato una lama. Da allora questa reliquia non ha mai lasciato Roma, dove è conservata sotto la cupola della Basilica di San Pietro, sebbene la Chiesa cattolica romana non rivendichi la sua autenticità.

La parte di Lancia Viennese
Quella che si presenta ai visitatori è una delle parti date da Ottone III. La lancia sacra a Vienna è esposta nel Tesoro Imperiale o Weltliche Schatzkammer (Stanza del Tesoro del Mondo) presso il Palazzo Hofburg di Vienna, in Austria.
In tempi diversi si diceva fosse la lancia di San Maurizio o quella di Costantino il Grande. Dopo la rottura, da allora questa parte della lancia rimase in mano tedesca fino a Federico Barbarossa (1122 - 1190).
Nel 1084, Enrico IV fece aggiungere una fascia d’argento con l’iscrizione "Chiodo di Nostro Signore". Ciò si basava sulla convinzione che il chiodo incastonato nella punta della lancia fosse uno che era stato usato per la crocifissione di Gesù. Fu solo nel XIII secolo che la Lancia fu identificata con quella di Longino, che era stata usata per trafiggere il costato di Cristo ed era stata inzuppata d’acqua e del sangue di Cristo.
Nel 1273, la lancia sacra fu usata per la prima volta in una cerimonia di incoronazione. Intorno al 1350, Carlo IV fece mettere una manica d’oro su quella d’argento, con l’iscrizione "Lancea et clavus Domini" (Lancia e chiodo del Signore).
Nel 1424, Sigismondo che aveva una collezione di cimeli, tra cui la lancia, si trasferì dalla sua capitale Praga alla sua città natale, Norimberga, e qui decretò che la lancia sarebbe dovuta rimanere per sempre in questa città. Questa collezione fu chiamata Regalia imperiale (Reichskleinodien).
Quando l’esercito rivoluzionario francese si avvicinò a Norimberga nella primavera del 1796 i consiglieri comunali decisero di spostare il Reichskleinodien a Vienna per mantenerlo al sicuro. La collezione fu affidata al barone von Hügel, che ha promise di restituire gli oggetti non appena le problematiche della guerra fossero finite. Tuttavia, il Sacro Romano Impero fu sciolto nel 1806 e il Reichskleinodien rimase nei possedimenti degli Asburgo. Norimberga richiese invano il Reichskleinodien più volte, ma ogni richiesta fu respinta. I consiglieri comunali chiesero il ritorno della collezione dopo la sconfitta dell’esercito napoleonico nella battaglia di Waterloo, ma le autorità austriache rifiutarono.
Successivamente la lancia riapparve in varie testimonianze, giungendo in finale a Francesco I, imperatore d’Austria. La Lancia rimase a Vienna fino alla fine della seconda guerra mondiale, quando il suo fascino si estese a un personaggio diabolico: Adolf Hitler.
Durante l’Anschluss, cioè quando l’Austria fu annessa dalla Germania nazista, il Reichskleinodien vennero restituiti a Norimberga e poi nascosti. Adolf Hitler, nel rifondare l’impero (Drittes Reich), si volle presentare come il continuatore di Ottone I, compreso il ruolo di condottiero della guerra contro i barbaridell’est. Per questo fece riportare la reliquia da Vienna nuovamente a Norimberga, che era allora il centro principale del Partito Nazista.
A Norimberga venne provvisoriamente collocata nella Chiesa di Santa Caterina, (dove fu allestito un vero e proprio santuario mistico-esoterico) e presentata come simbolo della sacra missione germanica e collegandola nuovamente al mito della invincibilità.
Dopo la disfatta tedesca di Stalingrado, la lancia venne portata in un bunker blindato sotto l’antica fortezza di Norimberga, ma dopo i terribili bombardamenti della città del 13 ottobre 1944 se ne persero le tracce. Qualche giorno dopo l’occupazione della città da parte degli alleati, avvenuta il 20 aprile 1945, in un’operazione di recupero guidata dal generale Patton, infine, la Lancia sacra fu rinvenuta, e nel 1946, infine, fu riportata a Vienna, dove si trova attualmente.

Lancia di Armenia
Una parte di lancia sacra è conservata a Vagharshapat, precedentemente nota come Echmiadzin, la capitale religiosa dell’Armenia.
La prima fonte che la menzionò fu un testo Sacre Reliquie di Nostro Signore Gesù Cristo, in un manoscritto armeno del XIII secolo. Le cronache della Prima Crociata ci parlano infatti di una "Lancia sacra di Antiochia": già l’apostolo Giuda Taddeo dal Golgota avrebbe portato con sé in Armenia la Lancia, che avrebbe lasciato nel monastero di Geghard da lui fondato. Il monastero prese infatti il nome di Geghardavank (Monastero della sacra lancia), ed ancora oggi si chiama così. Il manoscritto non specifica con precisione dove fosse conservato, ma la Sacra Lancia ne dà una descrizione che coincide esattamente con la lancia.
Nel 1655, il viaggiatore francese Jean-Baptiste Tavernier fu il primo occidentale a vedere questa reliquia in Armenia. Nel 1805, i russi conquistarono il monastero e la reliquia fu trasferita a Tchitchanov Geghard, Tbilisi, Georgia.
Successivamente è stato restituito all’Armenia ed è ancora esposto al Museo Manoogian di Vagharshapat, custodito in un reliquiario del XVII secolo.

Struttura
E’ la parte superiore di una lancia alata di 50,7 cm. Sulla lama è applicata una sezione a forma ovale, lunga 24 cm e larga nel punto massimo 1,5 cm, in cui è inserito un sottile pezzo di ferro ornamentale, mancante della parte inferiore. La lama è rotta. Ma doveva esserlo già prima dell’anno 1000, perché nella copia fatta realizzare da Ottone III ed ora a Cracovia, è stata inserita anche una riproduzione della spina.
L’asta, originariamente in legno, è andata perduta.
La spina è, secondo la tradizione, uno dei Sacri Chiodi della croce di Cristo e, anche se la leggenda stessa è stata più volte criticata, segni di alcune ageminature a forma di croce sulla parte inferiore della lama potrebbero indicare l’inserimento di particelle di chiodi.

Longino
Il nome del soldato che colpì Gesù non è presente nel Vangelo secondo Giovanni. Nei vangeli canonici non è presente il nome del soldato; l’opera più antica a farne il nome, chiamandolo col nome di Longino, è il Vangelo di Nicodemo, copiata assieme ai manoscritti del tardo IV secolo degli Atti di Pilato.
Longino è, secondo una tradizione cristiana, il nome del soldato romano che trafisse con la propria lancia il costato di Gesù crocifisso, per accertare che fosse morto. Dalla ferita il sangue sgorgò e cadde a terra, e, Longino, convertitosi, lo avrebbe raccolto in un vaso, fuggendo in Italia. Si sarebbe fermato a Mantova nel 37 d.C., sotterrando la preziosissima reliquia in una piccola cassetta di piombo, con sopra la scritta Jesu Christi Sanguis. In questo luogo, fu edificata la Basilica di Sant’Andrea.
Il nome "Longinos" compare anche in una miniatura dei Vangeli Rabbula, un manoscritto conservato nella Biblioteca Laurenziana di Firenze e miniato da un certo Rabulas nel 586; nella miniatura, il nome ΛΟΓΙΝΟC (Loghinos) è scritto in caratteri greci sopra il soldato che colpisce Gesù.








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